Rubrica settimanale di Fotografia dell’Università Popolare del Lago di Bracciano
a cura di Sabrina Martìn Ph.
Seconda Parte
Eccoci tornati al nostro appuntamento settimanale con la fotografia.
Torniamo a parlare di Annie Leibovitz.
Se non ne sai ancora nulla, clicca qui https://www.unipopbracciano.it/come-si-diventa-fotografi-famosi-il-caso-annie-leibovitz/ per leggere la prima parte dedicata a lei.
Cosa si può riconoscere a Annie?
La sua capacità di rinnovare il proprio stile negli anni e a seconda delle esigenze.
Questa sua grandissima dote si esprime nei ritratti fatti alla Regina Elisabetta, prima nel 2007 e poi, in occasione del suo 90esimo compleanno, nel 2016.


L’impostazione delle immagini, dal punto di vista stilistico, è identico a quello a cui la Leibovitz ci ha abituati. Cambia lo stile comunicativo: nella prima produzione abbiamo un immaginario molto serioso e ufficiale, nella seconda, invece, abbiamo una rappresentazione “amichevole” della regina, immortalata con i suoi cani.
Quando si ritraggono personaggi del calibro di Elisabetta II, una regina, non è mai il fotografo a decidere cosa comunicare: siamo di fronte ad una composizione della posa evidentissima e lontanissima dai fondi neutri e scarni e dalla postproduzione quasi assente della prima produzione della Leibovitz.
Si sente molto la presenza di “qualcuno” che dice al soggetto cosa fare e come mettersi in posa. Forti sono le scelte degli sfondi pittorici, sfarzosi e densi anche se si tratta di fondali naturali e della post produzione che rinnova le luci e i colori delle immagini.
Siamo davanti ad un chiaro lavoro di messa in scena.
Parliamo adesso dei suoi Disney Dream Portaits. Una collaborazione con la Disney che prevede di ritrarre i volti noti del cinema, dello sport e del mondo dell’intrattenimento nelle vesti di personaggi Disney.

Queste immagini somigliano più al cinema che alla fotografia, già solo per la quantità di persone e strumenti necessari per realizzarle. Fondamentale diventa l’uso della postproduzione per rendere tutto nuovamente pittorico: texture, luci e colori non si preoccupano di sembrare veri, ma diventano una rappresentazione onirica della realtà.

Questo tipo di rappresentazione la troviamo in tutta la produzione contemporanea della Leibovitz, come accade nel lavoro che porta avanti con Vanity Fair ormai da anni: ogni anno esce l’Hollywood Issue, un numero speciale, che ritrae in copertina i volti noti ed emergenti del cinema.

Molto rinascimentale è la scelta delle pose dei protagonisti delle immagini, così come il colore e la luce che vengono lavorati per dare un effetto patinato e ricco di punti luce.
Non c’è nessuna intenzione di parlarci in maniera schietta: l’obiettivo è quello di farci godere della bellezza della fotografia come se fosse un quadro.
Annie Leibovitz ha prodotto le fotografie più influenti degli ultimi decenni, il suo stile e il suo approccio hanno ispirato molti fotografi.
Quale grande insegnamento ci lascia?
Quello di non intestardirci nella ricerca di uno stile “nostro” che ci appartenga per sempre. Per alcuni sarà così, ma molti saranno chiamati ad adattarsi al momento e all’esigenza: vita privata ed esperienza lavorativa diventano la chiave per evolvere nella modalità di fotografare.
L’immagine fotografica è il punto finale di un percorso che parte dalla nostra testa e passa attraverso la comunicazione con la macchina fotografica. Ogni foto è differente perché ogni testa è differente.
Ho scritto questi due articoli con l’obiettivo primo di dare un’autrice ad alcune fotografie che magari conosciamo perché famose, e mi trovo a concluderli consigliando a tutti di lasciarsi ispirare dall’atteggiamento fotografico di Annie: non abbiate paura delle vostre idee e della voglia di cambiarle!
Alla prossima!
Consulta anche la nostra pagina e il nostro profilo facebook! https://www.facebook.com/photo?fbid=289657695959817&set=a.108102980781957
Ti aspettiamo a Bracciano nella nostra sede di Via delle Cantine 19

