Rubrica “Le parole intraducibili: le culture dei popoli si raccontano”
Secondo articolo
a cura di Eleonora Capaldo, docente di lingua tedesca presso l’università Popolare del Lago di Bracciano
Paese che vai, emozione che trovi…
Il campo semantico delle emozioni è uno dei più gettonati quando parliamo di culturemi. Rimaniamo in Germania e vediamo come i tedeschi esprimono con il linguaggio alcune sensazioni che in italiano sono intraducibili se non con perifrasi.
Die Vorfreude: la pre-felicità che viviamo
Ho iniziato da qualche settimana a fare lezioni di surf. Uno sport mai provato prima ma che è sempre stato uno dei miei più grandi sogni nel cassetto fin da quando ero piccola. La prima lezione è stata indimenticabile. Mi sembrava di essere la protagonista di uno di quei film americani dove si vedono i ragazzi con la muta nera che corrono liberi e spensierati sulla riva del mare per riscaldarsi prima di entrare in acqua a surfare con le loro tavole. Ma prima della lezione, una volta arrivata nel posto indicatomi, mi sentivo agitata ma ero felice perché non vedevo l’ora di iniziare e realizzare quel sogno.
Continuavo a dire all’allenatore “ho le farfalle nello stomaco” e sentivo un mix di emozioni indistinte. Era l’attimo prima del mio sogno, l’attimo prima di un’esperienza bella e felice. I tedeschi chiamano quest’attimo particolare die Vorfreude. Certo, detto così potrebbe sembrare qualcosa di brutto ma è tutto il contrario. Die Vorfreude è una parola specifica inesistente in italiano che fa riferimento a quell’attimo prima di un momento di felicità e di piacere che ci attende. Appunto, le nostre “farfalle nello stomaco”. Sarà capitato a tutti di provare un po’ di Vorfreude… beh, ora sapete che d’ora in poi quelle farfalle che sentite nello stomaco hanno un nome ben preciso, almeno nella lingua tedesca 😊
Die Torschlusspanik e l’ansia del tempo che stringe
Questa emozione è meno piacevole ma i tedeschi ancora una volta ci sorprendono con la specificità dei vocaboli che usano. Die Torschlusspanik è una parola tedesca che si può tradurre con “panico dell’ultimo momento” e descrive l’agitazione che ci assale quando abbiamo poco tempo per fare qualcosa. La sua origine risale al Medioevo quando pastori, contadini, viaggiatori dovevano sbrigarsi a mettersi in salvo precipitandosi sul ponte levatoio ed entrare dal portone del castello che stava per chiudersi qualora ci fosse un’armata pronta a dare battaglia. Al giorno d’oggi proviamo ancora die Torschlusspanik sebbene non ci sia nessuna armata che vuole dichiararci guerra. Abbiamo però altre pressioni nella vita quotidiana, ad esempio quando si avvicina la data della consegna di un lavoro, quando, pressati dal gelataio o dalla gelataia scegliamo un gusto di gelato che non ci fa impazzire ma dietro di noi si era fatta la fila chilometrica e dovevamo dire un nome di un gusto, oppure in generale quando si agisce all’ultimo momento, di pancia, magari dopo mesi di dubbi e riflessioni.
Das Fernweh: la nostalgia della lontananza
Altro termine molto comune nella lingua e nella cultura tedesca e ancora una volta intraducibile in italiano è das Fernweh. La parola indica la nostalgia dell’altrove, quella sofferenza (das Weh) che si mescola al desiderio di fuggire lontano (fern) dalla propria quotidianità, dal proprio mondo, per andare a esplorare, scoprire e vivere terre sconosciute e nuove realtà.
Forse in questo periodo di pandemia stiamo provando più che mai una profondissima Fernweh. Non ce la facciamo più a stare e non vediamo l’ora di andare. Speriamo che ciò si realizzi il prima possibile.

