DALLA FIABA ALL’HORROR

COME CAPPUCCETTO ROSSO MANGIO’ IL LUPO

Di Monia Guredda

(terza puntata)

Presso le comunità primitive, il rito d’iniziazione rappresentava il passaggio dall’infanzia all’età adulta. I giovani dovevano dimostrare di saper affrontare le difficoltà della vita superando varie prove e, alla fine, dovevano simulare la propria morte, indotta dall’ingerimento di sostanze stupefacenti somministrate dallo stregone che presiedeva la cerimonia. Questa finta morte rappresentava la morte dell’infanzia, cosicché i ragazzi potessero simbolicamente risvegliarsi come membri adulti della società.

Questo rito iniziò ad esser praticato sempre meno, ma sopravvisse nei racconti degli anziani delle comunità, dando così vita alla fiaba, che altro non è se non il racconto di un’iniziazione, in cui l’Eroe deve combattere il Male, aiutato dai suoi Alleati, per ricevere il Premio finale.

Ma ci sono altre affascinanti teorie sulla fiaba.

Secondo alcuni, le fiabe altro non sarebbero che messaggi da decriptare da parte di chi vuole intraprendere il percorso di iniziazione per apprendere l’arte alchemico-ermetica.

La cultura antropologica della seconda metà dell’Ottocento affermava che tutti gli uomini hanno la medesima struttura psicologica e che le differenze tra i popoli sono semplicemente di carattere culturale. Per questo motivo tutte le fiabe del mondo si somigliano presentando gli stessi archetipi, anche se sono nate in modo indipendente ed inconsapevole le une dalle altre. Perché abbiamo tutti gli stessi desideri e le stesse paure.

Nel 1900 Sigmund Freud pubblica L’Interpretazione dei Sogni, volume nel quale afferma che da un desiderio istintuale represso nasce il sogno e che dal sogno nasce la fiaba, che rappresenta la soluzione catartica del nostro conflitto.

Il suo allievo, Carl Gustav Jung, afferma che l’inconscio e la coscienza devono imparare a collaborare, perché solo così l’individuo può sviluppare quelle che sono le sue potenzialità innate.

(fine terza parte)

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