COME CAPPUCCETTO ROSSO MANGIO’ IL LUPO

di Monia Guredda

(Quarta parte)

Dopo aver raccolto le più note fiabe del mondo, gli scrittori hanno pensato bene di inventarne di nuove, dando così vita al genere della fiaba d’autore.

Fulgido esempio di fiaba d’autore è la raccolta Il Principe Felice ed Altre Storie di Oscar Wilde.

Poi, un certo Tolkien, pubblica una favola di 3000 pagine nota col nome di Il Signore degli Anelli. I Buoni, i Cattivi, il Viaggio, l’Oggetto Magico, la Prova da superare, la Ricompensa finale. C’è tutto.

Altre fiabe d’autore possono essere Alice nel Paese delle Meraviglie, Peter Pan, Pinocchio, Il Mago di Oz, Sandokan, Il Vento fra i Salici e, tornando indietro nel tempo, L’Odissea, Le Metamorfosi, L’Orlando Furioso, Sogno di una Notte di mezza Estate, La Tempesta …

E Harry Potter? Certo, è parecchio più complesso in quanto qui non abbiamo i Buoni Assoluti contro i Cattivi Assoluti; i personaggi non sono mai Bianchi o Neri , ma presentano un’infinita scala di grigi. Personaggi più umani, realistici e meglio caratterizzati psicologicamente, ma abbiamo comunque l’Eroe ed i suoi Aiutanti vs il Cattivo ed i suoi Aiutanti, gli Oggetti Magici, le Prove, lo Scontro Finale, la Punizione e la Ricompensa. Una fiaba sul passaggio dall’infanzia all’età adulta, o un romanzo di formazione con elementi fantastici. Scegliete voi.

La fiaba esiste da sempre ed esisterà per sempre, perché l’uomo ha bisogno di raccontare e di ascoltare.

E sapete chi sono gli eredi della fiaba classica?

I film di fantascienza, i fantasy e gli horror e i western.

Pensate ora al classico teen-horror. Un gruppo di ragazzi (generalmente cinque), da soli in un luogo isolato (bosco, isola, deserto, ecc).

Arriva il Cattivo (demone, serial killer, mutante cannibale, ecc). i ragazzi combattono con le armi a loro disposizione. Alcuni muoiono (quelli che non hanno rispettato le regole) e l’Eroe (quasi sempre donna) sconfigge il Cattivo e sopravvive.

Forse.

Uno dei cliché del genere è l’inquadratura finale in cui il Cattivo creduto morto riapre gli occhi.

Morale della fiaba: il Male non muore mai.

Che in effetti è un po’ più realistico del E vissero per sempre felici e contenti.

 (fine quarta parte)

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