COME CAPPUCCETTO ROSSO MANGIO’ IL LUPO

Di Monia Guredda

(Seconda puntata)

Nel 700 in Europa si sviluppa un forte interesse nei confronti di queste narrazioni popolari, e diversi scrittori decidono di raccogliere le fiabe tradizionali del proprio paese e di pubblicarle, donando loro l’immortalità che meritavano.

In Francia, Charles Perrault pubblica I Racconti di Mamma Oca, raccolta che comprende: Il Gatto con gli Stivali, Barbablù, La Bella Addormentata nel Bosco, Cenerentola e Cappuccetto Rosso.

In Germania,nel 1822, i fratelli Grimm pubblicano Fiabe per Bambini e Famiglie, raccolta nella quale potete trovare Biancaneve, Pollicino, Hansel & Gretel e I quattro musicanti di Brema.

In Danimarca Hans Christian Andersen pubblica fiabe popolari, ma modificate dalla sua fantasia, come ad esempio La Sirenetta, che in originale finisce malissimo.

Da noi in Italia però, si inizia prima.

Già nel 1550 Gianfrancesco Straparola pubblica una raccolta di fiabe popolari venete dal titolo Le Piacevoli Notti.

Nel 1635, Giambattista Basile pubblica 5 fiabe in dialetto napoletano, raccolte sotto il titolo Lo Cunto de li Cunti overo la tratteniemento de peccerille, volume da cui il regista Garrone ha tratto il suo film.

Tra l’800 e il 900 vengono pubblicate numerose raccolte di fiabe in dialetto.

Dobbiamo però aspettare il 1954 e quel genio di Italo Calvino per poter leggere la prima raccolta di fiabe popolari in lingua italiana, intitolata appunto Fiabe Italiane.

Negli ultimi decenni la fiaba ha acquisito un notevole status socio-culturale e grazie a questo fermento possiamo leggere fiabe da ogni angolo del mondo. Se poi queste letture piacevoli dovessero stimolare la vostra curiosità, avrete solo l’imbarazzo della scelta, perché dal 900 un numero considerevole di studiosi hanno dedicato saggi allo studio della fiaba, le sue origini, i suoi valori, le sue funzioni ecc.

In Inghilterra viene coniato, nel XIX secolo, il termine folklore: folk = popolo + lore = sapere. Quindi folklore = insieme delle nozioni popolari.

Nel 1946, l’etnografo folklorista russo Vladimir Propp, pubblica il saggio Morfologia della Fiaba, in cui evidenzia come nelle fiabe siano riscontrabili 31 funzioni e diverse caratteristiche fisse.

Vi parlo delle principali

  1. Indeterminatezza. Non viene mai specificato il Tempo (c’era una volta) ed il Luogo (in un paese lontano lontano). Ovviamente però, ogni paese ambienta le proprie fiabe in ambienti riconoscibili e familiari.
  2. Inverosimiglianza. La storia non vuole essere realistica, ma fantastica.
  3. Manicheismo morale. Ci sono i Buoni e ci sono i Cattivi. Niente sfumature.
  4. Reiterazione e ripetizione. Troviamo sempre lo stesso tipo di personaggi, di situazioni, di formule magiche ecc. e le parole vengono spesso ripetute (lontano lontano, cammina cammina…)
  5. Apoteosi finale. I Buoni vincono e vengono premiati. I Cattivi perdono e vengono puniti.
  6. Scopo didattico. Non si può parlare di vera e propria morale come nelle favole, ma comunque hanno valore di insegnamento.
  7. Linguaggio semplice e popolare. Largo uso del dialogo diretto, con cui il narratore teneva sempre alta l’attenzione, anche modulando la voce.
  8. Svolgimento temporale di tipo onirico. Il tempo rallenta o corre avanti a seconda delle necessità.
  9. Idealizzazione del Medioevo. Re, principi e principesse, cavalieri e contadini sono fortemente idealizzati.

Sempre secondo Propp, la fiaba ha molti elementi in comune con i riti ed i miti primitivi legati al ciclo d’iniziazione ed alle rappresentazioni della morte.

(Fine seconda parte)

Vedi anche https://youpopcorn.net/

Facebook

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *