una Rubrica a cura di Antonella Iadicicco, docente di Scrittura Creativa presso l’Università Popolare del Lago di Bracciano

Il signor Tempo
Limbo, prossemica, rispetto. Tre parole per descrivere la mia attuale identità. Anche oggi
siamo in Zona Arancione. Nel paese di poche anime in cui vivo, posso solo andare in
tabaccheria, all’Ufficio Postale, in farmacia. Sono questi i servizi aperti, per cui, se non
serve, è decisamente inutile uscire. I vicoli medievali del centro storico restituiscono voci
lontane. Donne di ritorno dalla campagna, affaticate dopo la raccolta delle olive. Uomini
pronti a trascorrere giornate di lavoro, in un loop infinito. I miei passi sui sanpietrini e
ciottoli antichi, echeggiano di animali da soma, di sapori ed odori di una volta. Si può
uscire a godere il paesaggio collinare. I palazzi antichi e nobiliari risplendono, carichi di
storia. I tramonti sono rossi e infuocati. L’aria è pulita. Vento che soffia, profumo di
primavera. Sto girovagando inquieta. Ho giornate intere da trascorrere e riempire. Attendo
il sabato del villaggio. Tra le poche bancarelle, appaiono persone, come anime in pena.
Niente assembramenti. E’ necessario evitarsi, con cura e rispetto. Solo un saluto e via.
Psicologicamente e materialmente mi sento blindata. Gli amici di Roma avvertono molto
meno le restrizioni, perché possono muoversi nell’estesa città. Pazienza,
resilienza…Tempo. Ne ho tantissimo a disposizione. Lo sento, mi avvolge, mi confessa di
sentirsi affaticato, per la sua sovrabbondanza. E’ un uomo molto grosso, che rotola
nell’erba alta, qui sotto casa mia. Dal mio terrazzo lo vedo, vive giù nel dirupo. Fino ad un
anno fa era così esile… deve aver mangiato troppo anche lui, oziando. Mi urla da lontano:
“Time is what you make of it”. Certo lo ricordo, è il claim degli orologi Swatch.
Caro signor Tempo, ne sono consapevole! E mi piace pensare di trascorrere le ore in
modo sano e concreto. Non sei più un lusso, quindi. Correvo da un lavoro all’altro, da una
città all’altra, avendo si e no qualche minuto per mangiare una barretta, al volo. Avere
tempo da dedicare a me, era un vero privilegio. Per divertirsi, rilassarsi, stare con la
famiglia. Oggi sì che ti catturo per intero, signor Tempo. Le campane suonano un ritmo
che sembra eterno. Inutile che mi guardi sornione… Escludendo il sonno, possiedo
almeno dodici ore libere, ma libere proprio ogni secondo.
Circoscritte in trenta chilometri, ma le ho. Caro signor Tempo, in “Arancio”, e peggio
ancora, in “Rosso”, un attimo può sembrare eterno. Costringe a guardarsi dentro,
riflettere e non scappare.
Almeno fino al prossimo decreto.

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